Suggestioni


~ Forza fiorile ~

Corsetto di libri riciclati, di Anna Maria Scocozza

L’opera è stata realizzata con vecchi libri riciclati, destrutturati, ricreati in forma di lingerie romantica con ricamo poetico, metafora del corpo.
L’arte diventa cura e trasforma ogni ferita in una feritoia, dove la luce risana e protegge.
Adoro l’ambivalenza di una cicatrice. Ha due messaggi: qui mi sono fatta male, qui sono guarita.” (Louise Maderia)

Anna Maria Scocozza



~ Shanti/ Pace ~

Tempera su tela e legni di deriva, Roma 2019, di Stella Marina Gallas


“Nessuna rotta migratoria del Mediterraneo, via terra o via mare, ha visto morire in cinque anni tanti esseri umani quanti quella dal Nord Africa all’Italia: 14.768 persone inghiottite dal mare.”

Ho provato un senso di responsabilità e di impotenza. Non potevo far nulla.
Il mio cuore si è stretto in una morsa di tristezza e sconforto. Casualmente, ho letto la storia di Mami Wata, la sirena della costa del Golfo di Guinea. Questa divina sirena dimora sul fondo del mare in una città bella oltre l’immaginabile, ed è possibile incontrarla e vivere felici. Ma ad un prezzo: la morte. Allora ho preso tela e matita, e ho iniziato a disegnare. Tutto ha preso vita: la nave che affondava, la tragedia, le urla. Ma in fondo al mare c’era lei, la “mamma acqua”, che accoglieva e abbracciava chi abbandonava questa vita. Ho cominciato a ripetere ad alta voce l’armonioso mantra della Pace:

Om, Sarve bhavantu sukhinaḥ
Sarve santu nirāmayāḥ
Sarve bhadrāṇi paśyantu
Mā kashchit duḥkha bhāgbhavet
Oṁ Shāntiḥ, Shāntiḥ, Shāntiḥ
Possano tutti essere felici e prosperare
Possano tutti essere liberi da malattie
Possano tutti essere benevoli col prossimo
E che nessuno debba soffrire
Om Pace(del cuore) Pace (della mente) Pace (col mondo)

Il quadro viene selezionato alla biennale di Anzio 2019, dove si palesa la sua forza di pace.

Stella Marina Gallas



~ Speriamo siano sirene ~

Speriamo Siano Sirene
Acrilico su muro (cm 770×270), Sett 2019, di Emilio Patrizio


Riannodare i fili con il mare è il progetto proposto da Macondo e dal suo festival per quest’anno, nello specifico attraverso l’opera di Emilio Patrizio, pittore di San Franco (CH): un principio di pittura murale realizzata in una delle storiche piazzette del quartiere, nell’ambito di un ambizioso progetto di riallestimento urbano in senso artistico, che coinvolgerà l’intero rione nei prossimi mesi e anni.
Il quartiere si staglia sul mare, che per infinite generazioni, a volte amato, altre odiato, ha regolato il sentire comune degli abitanti del “paese alto”. È questo il quartiere delle torri di avvistamento, della paura del pirata saraceno; è alimento e sostegno per le famiglie che dal mare traevano vita o la perdevano. La memoria, la raccolta famigliare delle narrazioni, l’isolamento sociale hanno plasmato per secoli il modo di essere dei suoi abitanti, vicini alla qualità culturale del paese ma con una propria orgogliosa lontananza. Il dipinto parla di salvataggi e speranze, di una strada liquida percorsa da sempre dai popoli e dalle loro narrazioni e suggestioni di leggende perdute nel mare, da esso restituite come tributi all’ansia della conoscenza, come ricchezza per la storia, come sogno personale.

Emilio Patrizio

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