Versi

~ Curare la Terra ~

Questo è il mio grido di dolore. Si leva alto nel cielo offuscato dallo smog. Lassù, dove perfino le rondini fanno fatica  a volteggiare e le nuvole a rincorrersi, salgono i miasmi della sporcizia abbandonata in mezzo al verde. E il respiro affannoso dei boschi, quei miei grandi polmoni ormai  saturi di particelle inquinanti, risuona inquietante. Sembra il rantolo di un animale braccato, che corre a perdifiato per salvarsi.
I rifiuti gettati ovunque senza pietà intasano le sorgenti e le foci dei  fiumi, vene e arterie in cui fluisce da sempre la linfa della vita, che nutre, dà energia e irradia calore fin negli angoli più remoti.
Il mio cuore, il mare, immenso e profondo come l’amore che provo per tutti gli esseri viventi, non palpita più, corroso dall’indifferenza generale e avviluppato nella plastica, che ne asfissia  il regolare, costante moto ondoso e poi finisce nel ventre delle creature degli abissi, condannandole ad una lenta agonia; e poi  s’impiglia nelle creste aguzze della barriera corallina, smorzandone il colore vivido in un pallore di morte.
Questo è il mio grido di dolore. Perché io sono la Terra. E soltanto voi umani, voi, figli miei, potete curarmi. Lo dovete innanzitutto a voi stessi. E a coloro che verranno dopo di voi. Se avrete cura di me, e continuerete a farlo nel tempo, l’aria tornerà cristallina, la pioggia placherà la mia arsura, gli alberi tenderanno le loro braccia frondose verso un cielo blu cobalto dove riecheggerà il canto dell’usignolo, i corsi d’acqua scorreranno limpidi e gorgoglianti  irrorando di sangue vivo l’intero organismo, gli oceani tempestosi  pomperanno ossigeno fin dentro le più piccole terminazioni periferiche.
E dalle montagne, i miei occhi, non scenderanno più frane rovinose che come lacrime di sassi  travolgono tutto ciò che incontrano lungo la strada, le piante, gli animali; bensì cascate d’acqua pura scrosciante per lavare le sofferenze e far tornare il sorriso. E quei miei occhi , vigili sentinelle, brilleranno di una luce più intensa. Scruteranno dall’alto ogni cosa con uno sguardo nuovo, amorevole, benefico. Vedranno lontano, oltre l’orizzonte. E il futuro apparirà più roseo. Un’alba di rinascita.  Di speranza.

Perché io sono la Terra, l’origine, la vita. Io sono la madre. E non vi abbandonerò.

la Terra





~ Quattordiciluglioduemilasei ~


di Maura Misci


Cerco la fuga.
Ascolto la voce del fiume
che si riversa in canto
a pulire l’anima
accarezzando mani e piedi
amandoli
in emozione tenera
e sfioro questo fluire
con le dita
con la mente
restando immobile,
ad occhi aperti,
riconducendomi dentro
nell’incanto dell’acqua.









~ Come Settembre ~


di Sandra Marcellini

Sbavano nebbia i giorni,
nelle albe sbiadite tra i filari.
In sintonia con i capricci del vento
l’oggi si accartoccia frettoloso su se stesso
voraci nubi inghiottono spicchi di cielo.
La luce fioca del crepuscolo

prende per mano l’ombra della notte.
Levigate zolle specchiano la luna e,
canute
rimandano un’ alchimia di odori e di presagi.
Danzano atomi di ripensamenti!
Una grazia antica quasi austera,

nel frinire della chioma del noce,
è una musica nel grembo della sera, 
il palpito scandito di una quiete viva,

tesse la tela del mistero.

I commenti sono chiusi