Adolescenza: Transizioni verso il proprio destino

di Anna Cester

Il passaggio dell’adolescenza può essere visto come una transizione drammatica tra un prima e un dopo, tra un dentro e un fuori. Il lavoro psicanalitico con gli adulti, e a maggior ragione con l’età evolutiva, richiede sempre un andare e venire nella mente del terapeuta tra ciò che narra l’altro e cosa questa esperienza evoca dentro di sé. La riflessione tracciata in merito all’adolescenza transita appunto lungo queste coordinate.
Avviene spesso nelle terapie con adolescenti o giovani adulti che, dopo una lunga fase costruttiva, giunga una sorta di cambio di paradigma. Durante questa fase, emerge progressivamente qualcosa di molto intenso, come un senso del destino. Si potrebbe dire che, da un lungo lavoro di costruzione del Sé, emerga il Soggetto che si confronta con la propria storia e con il proprio Fato. E questo confronto non è – e non potrebbe esserlo – scevro da timori e da tremori. Data la grande portata esistenziale che ne è sottesa, è ravvisabile la criticità di questo momento: un momento in cui, come adulti, si è chiamati ad una presenza tanto rispettosa quanto onesta.
A proposito del destino, Bollas, uno psicanalista di formazione britannica, riprende la storia di Enea per come è narrata da Virgilio: Giunone invita il fato a intervenire per suo conto contro Enea, ma i suoi desideri falliscono, perché il Destino di Enea non permette un intervento simile. Il Fato nell’antichità non è altro che “il potere che si ritiene determini il risultato degli eventi prima che essi avvengano”. Di solito viene annunciato da un oracolo o dalle parole di una persona, come il fato di Edipo pronunciato dall’oracolo di Apollo a Delfi. Se il fato emerge dalla parola degli Dei, il destino, invece, è il sentiero personale che l’uomo deve percorrere (1).
Riflettendo sul posto di questi due termini in psicoanalisi, si può vedere l’adolescenza come un momento di transizione in cui si prende coscienza del peso del Fato familiare sulla propria storia personale: si soffre di qualcosa che, in un primo momento, non si riesce a specificare, che ha un certo potere sulla vita e che riesce a interferire seriamente con la propria capacità di vivere in maniera autentica, di provare piacere o di creare rapporti intimi. Andando oltre l’inevitabile impronta ricevuta dal Fato, l’adolescenza può aiutare a portare alla luce un destino che è solo un potenziale la cui attualizzazione dipende non solo da eventi del passato, ma anche da fattori del presente; cioè non è solo qualcosa di storicamente determinato.
Ad organizzazioni psichiche simili possono corrispondere destini completamente diversi. Ciò che avviene in adolescenza può determinare il modo in cui il soggetto utilizzerà le sue potenzialità: o in una direzione che assicuri un mantenimento sufficiente della propria personalità tale da permettergli scambi autentici con gli altri, oppure in una direzione diversa, che porta a sviluppare condotte di vero e proprio autosabotaggio delle proprie potenzialità.  L’intera psicopatologia di questo periodo può essere considerata come una forma più o meno focalizzata di autodistruzione di queste potenzialità. L’orientarsi verso l’una o l’altra di queste modalità dipende in larga misura da diversi fattori. Di questi, uno è la natura degli incontri dell’adolescente con il mondo che lo circonda e con le persone che lo compongono, che possono costituire una seconda chance per il ragazzo (2). Un medesimo tipo di organizzazione può evolversi in un senso che valorizza il soggetto e rinforza la sua autostima, mettendolo nelle migliori condizioni per affinare le sue difese verso il mondo. Il fallimento delle potenzialità può invece chiudere l’adolescente definitivamente in un’immagine negativa di sé, confermata dalla realtà, col rischio di permettergli di organizzarsi in una “identità negativa”, che diventa l’unico modo di affermarsi e di assicurarsi un’identità che non trova basi sicure su cui appoggiarsi.
Dovrebbe, a questo punto, risultare chiaro che uno dei compiti degli adulti sia permettere che l’adolescente entri in contatto col proprio destino, cioè con la progressiva articolazione del proprio Vero Sé attraverso molte esperienze, stando nella postura di chi ricorda, perché l’ha vissuto, che il senso di una vita autentica transita per momenti di instabile equilibrio tra l’accettazione e la ribellione al Fato e al destino che si manifestano. Sostando tra il rischio e la preghiera (3).

Bibliografia:
1. Christopher Bollas (1998), Le forze del destino, Roma, Ed. Borla
2. Philippe Jeammet(1999), Psicopatologia dell’adolescenza, Roma, Ed. Borla
3. Gabriella Caramore (2019), La parola Dio,  Torino, Einaudi

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