B. Alemagna “I cinque malfatti”

Topipittori
di Federica Silvi

Sin dal momento in cui si prende un libro in mano si trasmette qualcosa a chi ci osserva. Da come si manipola e si sfoglia un libro si apprende la cura per le cose; dall’attenzione che si presta agli sguardi del piccolo lettore, a cosa indica, alle domande poste, si acquisisce la capacità di predisporsi all’ascolto, al confronto e all’accettazione del sé e dell’altro. Un albo illustrato di qualità che apre la strada verso un’educazione sentimentale è “I Cinque Malfatti“ di Beatrice Alemagna.
Protagonisti sono Cinque individui fuori dal comune, incompiuti, senza senso e senza apparenti qualità. Il primo era bucato, con quattro grossi buchi in mezzo alla pancia; il secondo era piegato in due; il terzo era molle, sempre stanco; il quarto era capovolto, a testa in giù, e il quinto totalmente sbagliato, una catastrofe. Non riuscivano a concludere niente nella loro vita e l’unica cosa che li divertiva era discutere fra loro su chi fosse il più malfatto.
Un giorno, quasi per caso, s’imbatté nella loro quotidianità un altro individuo: alto, bello, dalla lunga e fluente chioma, con in mano una 24 ore a simboleggiare la sua vita impegnata in molte attività e progetti. Un tipo straordinario, perfetto. Osservandoli dall’alto della sua presunzione, non trovò in loro niente di utile – né un’idea, né un progetto – e li definì delle vere nullità. Proprio questa triste definizione riesce a scuotere l’animo dei cinque amici, spronandoli a cercare dentro di loro il senso di loro stessi.
Dopo un iniziale smarrimento, i Cinque malfatti manifestano la sottile capacità di trovare pregi nei propri difetti: la rabbia passa attraverso il personaggio bucato, il capovolto vede cose che gli altri non riescono a vedere, e così via.
Il confronto con l’essere perfetto, anziché abbattere il loro stato d’animo, si rivela invece la chiave per una lettura più profonda del proprio essere. Il perfetto scoprirà poi che, in fondo, così perfetto non era. Essere perfetti non solo è impossibile, ma nemmeno importante. Accettare se stessi e gli altri per come sono e scoprire che un difetto, se preso dal punto giusto, può trasformarsi in una qualità di inestimabile valore conta molto di più.

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